LA FIGURA GIURIDICA DELL’ISTRUTTORE SPORTIVO

LA FIGURA  GIURIDICA DELL’ISTRUTTORE SPORTIVO 

A cura del Dott. Salvatore Gallo

L’attività professionale dell’istruttore sportivo non è volta esclusivamente ad insegnare una determinata disciplina sportiva in sé, ma anche ad assicurare al “consumatore” sportivo, l’adempimento di ulteriori obblighi accessori. Difatti nel momento in cui ciascuno di noi ha l’idea di iscriversi ad un corso sportivo, per un determinato lasso di tempo, o acquista meramente il biglietto di entrata in un circolo sportivo, per esempio in una piscina, per li svolgere attività fisica, si pone in essere tra noi e l’associazione sportiva un contratto, o meglio, un rapporto di affidamento. All’ instaurazione di  codesto rapporto, in capo all’istruttore sportivo  sopravviene l’obbligo di vigilare, controllando con la dovuta diligenza e con una attenzione che deve essere commisurata all’età, alla capacità motoria, ed allo sviluppo psico-fisico, dell’allievo, che quest’ultimo non  venga a trovarsi in situazioni di pericolo pregiudizievoli in primis  per la sua incolumità ed in secondo luogo  per quella di terzi. L’istruttore ha un vero e proprio dovere di condotta, che tuttavia varia a secondo delle circostanze, che impongono ad egli di astenersi dal compiere azioni che potrebbero ledere un bene giuridico, costituzionalmente garantito, ovvero il diritto alla salute ed alla integrità fisica.
L’onere dell’adempimento di tali ulteriori doveri, propri dell’attività dell’istruttore sportivo, ovvero l’insegnamento della disciplina sportiva, fa gravare sulla figura dell’istruttore maggiori responsabilità, in specie se i suoi allievi sono dei minori. Naturalmente la responsabilità in capo all’istruttore, la cd. culpa in vigilando, è attenuata nel momento in cui egli ha di fronte un soggetto maggiorenne. Nel primo caso difatti  la vigilanza, dovrebbe essere prestata sin dal momento iniziale dell’affidamento, per poi esaurirsi nel momento in cui il minore rientra nella sfera di controllo dei genitori. Nel secondo caso, allievo maggiorenne, invece, la vigilanza ha inizio, durata e termine, in corrispondenza all’inizio, durata e termine della lezione medesima. E’ doveroso rappresentare il fatto che sulla base del concetto di affidamento, vi è l’aspettativa di ogni consociato a che ciascuno si comporti in modo tale da porre in uso tutte le regole di precauzione normalmente riferibili al modello agente proprio della dell’attività in questione. L’istruttore sportivo ha precipuamente il dovere di rispettare in primis tutte le prescrizioni in materia di sicurezza, in secondo luogo , trasmettere il suo sapere tecnico con la dovuta diligenza, ma anche usando la necessaria prudenza e perizia.
Un istruttore, di qualsiasi disciplina sportiva trattasi,  rispettoso della propria deontologia professionale,  ed ai sensi degli artt. 1176 cod. civ. e 43 cod. pen., dovrà necessariamente  osservare le leggi, i regolamenti, gli ordini e  le discipline applicabili alla attività di insegnamento. Per essere pratici e chiari,  la diligenza consiste nell’adeguato impiego, da parte dell’istruttore sportivo, di energie e di mezzi atti a conseguire un determinato fine. La diligenza costituendo una qualificazione di un comportamento umano, impone all’istruttore in oggetto per lo più l’applicazione di facoltà volitive, e nel fare ricorso ad idonei strumenti materiali, nell’ osservanza di precetti sia tecnici che giuridici. Vieppiù, con il termine diligenza si indica in altre parole una forma di attenzione nei confronti dell’altrui sfera giuridica. In animo all’istruttore  sportivo, deve essere ben chiaro anche il concetto di prudenza, che attiene ad un profilo soprattutto di tipo conoscitivo, poiché configura un vero e proprio obbligo di precauzione, che la legge pone in capo all’istruttore stesso. Si tratta dell’obbligo di astenersi da qualunque comportamento a rischio e di adottare, nel contempo , misure adeguate precauzionali. Nel termine e concetto di prudenza, sono presenti i criteri di prevedibilità ed evitabilità del danno. Significa che in capo all’istruttore sportivo vi è un vero e proprio dovere di previsione dell’evento dannoso potenzialmente riconducibile alla sua condotta, e che egli conseguentemente deve approntare tutte le misure ad hoc, al fine di non pregiudicare, ma anche non esporre a pericoli di sorta, con lo svolgimento della sua attività, l’altrui sfera giuridica La nozione di colpa per negligenza ed imprudenza, si ricollega all’inosservanza di quel complesso di cautele che devono, gioco forza,  essere impiegate nei quotidiani rapporti di vita, alla luce delle concrete circostanze  in cui il soggetto viene a trovarsi, nonché a quelle concrete della situazione in cui si esplica la sua attività professionale.
Sempre alla figura dell’istruttore sportivo è abbinato il concetto di perizia. Tale concetto implica il rispetto di quel patrimonio di esperienze tecniche proprie del settore di attività di riferimento. A posteriori, l’accertamento di una eventuale responsabilità da ascriversi alla condotta posta in essere dall’istruttore, sotto questo profilo, assumerà un carattere prettamente tecnico. Difatti, sulla base di meri criteri oggettivi, si dovrà valutare se l’istruttore abbia o meno esibito quella perizia ragionevole e naturale da attendersi da un professionista.
In merito, all’osservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline, da cui deriva, nei confronti dell’istruttore, l’attribuzione della cosiddetta colpa specifica, è necessario porre in evidenza il fatto che il dovere di conoscenza e rispetto della normativa vigente, inerente all’attività svolta dall’istruttore medesimo, non è facoltativa, bensì obbligatoria. Per quanto detto sin qui, l’istruttore sportivo è tenuto ad assumere un modus operandi ispirato ai principi sopra menzionati, vale a dire alla diligenza, alla perizia, ed al rispetto della legge.